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Dott.ssa Irene Pistis

Medicina Estetica

Discromie e iperpigmentazioni.

 Una sfida per il medico estetico.

Quando parliamo di discromie e iperpigmentazioni ci riferiamo ad alterazioni del colore cutaneo che possono avere diversa origine: genetica, metabolica, endocrina, post infiammatoria, nutrizionale, chimica, fisica, neoplastica, ecc


Oggi ci concentriamo su due ipermelanosi (ossia discromie date da eccesso di melanina), stimolate dalla fotoesposizione:

 le lentigo solari e il melasma.


Ti sei mai chiesto da cosa dipende il colore della tua pelle?


Tutto ha inizio nei melanociti, le cellule deputante alla produzione di melanina; al loro interno, in dei granuli chiamati melanosomi, avviene l’attivazione della tirosina un amminoacido dal quale deriva la produzione di eumelanine (pigmenti più scuri e insolubili) e feomelanine (pigmenti rosso-giallastri).


Una volta prodotti i melanosomi migrano nelle cellule più superficiali dell’epidermide, i cheratinociti, e qui possono rimanere isolati o raggrupparsi a formare i complessi melanosomiali nei quali la melanina viene degradata, quest’ultimo è il caso delle persone con carnagione chiara. 

Se invece i melanosomi restano isolati impedendo la degradazione della melanina questa raggiunge facilmente lo strato corneo e conferisce alla pelle la colorazione scura.


Il colore della cute dipende dunque dal numero, dalla forma, dalle dimensioni e dal grado di melanizzazione dei melanosomi non dal numero di melanociti.


Quando esponiamo la nostra pelle ai raggi UV, andiamo a stimolare la produzione dei melanosomi che si disporranno superficialmente a proteggere le cellule dai danni indotti dalle radiazioni solari; tuttavia una mancata fotoprotezione può determinare la produzione incontrollata di melanosomi che si distribuiscono in maniera irregolare dando luogo alle iperpigmentazioni.


Caratteristiche dei danni da UV sono le lentigo solari.

Si tratta di lesioni pigmentate piane, più spesso multiple che si presentano soprattutto sul volto, sul dorso delle mani, sull'avambraccio e sul decolletè e son poco comuni prima dei 40 anni

Le lentigo si differenziano dalle cheratosi attiniche in quanto queste ultime sono lesioni rilevate, spesso ricoperte da cute squamosa e secca, ruvide al tatto e hanno un alto potenziale di diventare lesioni maligne.


Altra lesione pigmentata scatenata dalla fotoesposizione è il melasma.

Questo è caratterizzato da macchie irregolari dai margini non netti e un colorito che va dal marrone chiaro al grigio scuro. Il viso è la sede più colpita e si manifesta nel 90% dei casi nelle donne e solo nel 10% degli uomini.

Alla base del melasma vi è l’aumentata produzione di melanina in seguito all’esposizione ai raggi UV sotto però l’influenza di particolari condizioni ormonali e genetiche; dobbiamo infatti ricordare come fattori di rischio: le endocrinopatie, la gravidanza, l’utilizzo di estroprogestinici (la pillola), alcuni farmaci fotosensibilizzanti e una carnagione con fototipo scuro.


Come possiamo dunque approcciarci nel trattare queste iperpigmentazioni?


Si è dimostrato che in prima battuta l’approccio migliore, soprattutto per il melasma, è rappresentato dai trattamenti topici:

 i peeling.

Questi sfruttano l’azione sinergica di sostanze che per le loro caratteristiche chimiche penetrano in maniera più o meno superficiale nel derma e vanno ad agire regolando la produzione di melanina e favorendo l’esfoliazione dello strato superficiale sede di accumulo dei melanosomi.


Scopriamo alcune sostanze utilizzate in questi casi.


L’acido azelaico: agisce sulla produzione dei melanociti e inibisce la formazione di melanina 

                              > meno granuli, con meno pigmento > le iperpigmentazioni si schiariscono e si riducono di dimensioni;

Il resorcinolo: ha proprietà cheratolitiche e rigeneranti > Agisce eliminando lo strato superficiale della pelle dove si                                            accumulano i melanociti > ha effetto schiarente e rigenerante.

L’ acido fitico, l’acido cogico e l’acido ferulico : inibiscono l’enzima tirosinasi > bloccano sul nascere la produzione di                                                                                                  melanina > schiariscono le macchie e ne prevengono la formazione

L’acido tranexamico: inibisce la componente infiammatoria e vascolare dell’iperpigmentazione >

                                       agisce su due elementi che influenzano le caratteristiche della pigmentazione cutanea

L’acido tricloroacetico: migliora le qualità fisiologiche e meccaniche della pelle, stimolando le attività dei fibroblasti                                                          importante per stimolare la rigenerazione cutanea dopo l’eliminazione delle cellule “danneggiate”

La vitamina C: ha azione anti radicali liberi previene e riduce i danni causati dai raggi UVA e UVB migliorando così le                                        iperpigmentazioni.


Il tuo medico estetico saprà scegliere il peeling più adatto, che spesso è la combinazione di una o più di queste sostanze.


Come si effettua un peeling?


Dopo aver detersione adeguatamente la cute, asciughiamo per bene e andiamo ad applicare uno o più strati di prodotto sul viso in maniera uniforme, aiutandoci con un pennellino o una garza.

Una volta applicato il peeling si lascia agire per circa 3-5 minuti a seconda delle caratteristiche della cute e delle discromie da trattare e poi si neutralizza.

Potremmo successivamente utilizzare a livello della sola pigmentazione una sostanza particolare che potenzi l’azione della precedente determinando maggior depigmentazione a quel livello.

Durante il trattamento avvertirai leggero calore e pizzicore che si risolvono non appena neutralizziamo il peeling con l’acqua fresca.

Nei giorni successivi potrai notare un imbrunimento della discromia o la formazione di una piccola crosta, che andrà poi a staccarsi da sola. È fortemente consigliato applicare una crema idratante e lenitiva per contrastare l’esfoliazione e la secchezza cutanee tipiche della settimana post peeling.

La seduta dura circa 30 minuti e si ripete ogni 20 giorni circa per un totale di 4 sedute; successivamente potrai effettuare delle sedute di mantenimento.


Perché è importante effettuare il trattamento in uno studio medico?


Il trattamento delle discromie, come ogni trattamento medico che si rispetti inizia con l’anamnesi quindi il medico andrà a ricercare i fattori che hanno scatenato l’inestetismo.

Attraverso l’analisi della cute ti proporrà un trattamento personalizzato, scegliendo le sostanze più idonee al tuo fototipo e al tipo di discromia.

I prodotti che trovi al supermercato o in profumeria sono spesso dei validi prodotti se parliamo di creme depigmentanti o peeling superficiali, ma non sempre vanno bene per tutti i tipi di pelle, inoltre l’esecuzione scorretta di un peeling può portare all’insorgenza di ulteriori pigmentazioni.

Ti ricordo inoltre che i peeling non medici sono generalmente superficiali perciò non si riesce a trattare le iperpigmentazioni severe o profonde.


Il trattamento medico ha carattere risolutivo? Le macchie si riformeranno?


Difficile stabilire con esattezza se e come si ripresenteranno le pigmentazioni, dagli studi risulta una risoluzione completa nel 20% dei casi, un evidente miglioramento nel 60% e un 20% risulta refrattario alle terapie topiche e per i quali è raccomandato l’utilizzo di laser o luce pulsata.


Ancora una volta la buona riuscita del trattamento dipende anche da te, inizia nello studio medico ma continua con la tua routine quotidiana che deve prevedere l’applicazione di creme ad azione schiarente o depigmentante, ma soprattutto l’applicazione di filtri solari che ti proteggano dai danni dei raggi UV.